Musica Elettronica “colta”

Ho cominciato da qualche mese i corsi del biennio di “Tecnologia Del Suono” al conservatorio G. Verdi di Milano.
Lematerie sono molto interessanti e i professori molto preparati; studierò principalmente con R. Taje [storia e tecnologia degli strumenti elettroacustici, restauro audio, metodi di sintesi sonora], R. Sinigaglia [composizione elettroacustica, ripresa e trattamento del segnale audio, tecniche di improvvisazione con "live-electronics"] e G. Cospito [Informatica musicale, modelli di analisi]. Tutti noi studenti veniamo da background di studi ed esperienze diverse e ci confrontiamo su cosa sia la musica elettronica…
Cos’è la musica elettronica?
Non è possibile dare una risposta semplice, ieri un compagno di studi mi ciceva che dal suo punto di vista il modo corretto per approcciarsi alla musica ellettronica è l’utilizzo di csound http://csound.sourceforge.net/ o cycling 74 max msp http://cycling74.com/.
La sua opinione deriva dal fatto che componendo con questi programmi si parte dalla base: “Si costruisce il suono: il mattone primario e da lì si sviluppa la composizione” ; certo è un metodo molto “rigoroso”: in csound ad esempio bisogna programmare le varie linee di comando con una sintassi precisa,  è un metodo poco “esperienziale”.
MaxMsp è leggermente più semplice in quanto implica anche un aspetto visuale degli oggetti immesi nel progetto.
Si tratta di un approccio molto intransigente che non mi vede completamente d’accordo: ha senso programmare degli oscillatori quando nei moderni sequencer ci sono migliaia di “strumenti virtuali” con semplici interfacce grafiche che ci permettono di avere subito il risultato sonoro?
Certo come dice il mister C. Gerla: “Una scimmia davanti all’elaboratore più potente sarà comunque una scimmia”, ma perchè non avvalersi delle facilitazioni della tecnologia?
L’aspetto opposto è quello che parte dal dato sonoro sperimentale; banalizziamo: “Apro un sequencer, metto dei campioni, degli oscillatori, modulo in frequenza, ascolto, automatizzo degli inviluppi, etc…”
Si tratta di un metodo empirico che può permettere di scoprire nuovi mondi sonori, eventi inaspettati e inattesi in quanto non programmati in anticipo.

Il compositore elettronico deve per forza COSTRUIRE IL SUONO?

Facciamo un esempio con un compositore tradizionale: “Se decido di scrivere un brano per organo non mi metto a progettare un organo con canne specifiche, registri specifici e ance particolari, se scrivo per archi non mi metto a progettare una violino a 5 corde per poi contattare un liutaio di Cremona che me lo costruisca per poi ingaggiare uno strumentista che impari a suonarlo ed esegua la mia musica”.
La stesso ragionamento può valere per un “compositore elettronico”?
Esiste un bagaglio di suoni, sonorità, timbri da cui attingere per comporre i propri brani?
Negli anni ’50 a Colonia e a Parigi (qualche anno dopo allo studio di fonologia della RAI) si programmavano gli oscillatori, oggi la tecnologia ci dà una infinità di suoni “prefabbricati” da cui attingere.

Col violino posso suonare Corelli o Berg…lancio una provocazione: non posso fare “musica elettronica colta” utilizzando Cubase, Reason e qualche virtual instrument VST?

E’ giusto partire ricercando il materiale (suono) e non la forma, la comunicabilità, gli aspetti estetici, etc?
Se mi viene un’idea musicale “tradizionale” mi metto al pianoforte, la provo e poi prendo un pentagamma e la butto giù, se mi fviene un’idea di un suono che faccio: scrivo 200 linee di programma e poi scopro che ho sbagliato la sintassi e no mi suona nulla.
Certò la facilità e l’estrema versatilità dei software ha come aspetto negativo il fatto che un compositore possa ritrovarsi a girare a vuoto se non ha in mente un progetto compositivo, ma i vantaggi di un approccio empirico sono innegabili…
Cosa ne pensate?

Buona musica.
Stefano.



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2 commenti a “Musica Elettronica “colta””

  1. intercamalemelont dice:

    ciao io compongo anche con vst etc mischiando il tutto con strumenti elettrici/elettronici dal vivo se ti va ascoltami

  2. Alberto dice:

    Ciao, la penso assolutamente come te. Un compositore è colui che parla attraverso le emozioni suscitate dalla musica. Bach era prima di tutto un gran compositore, e poi, inevitabilmente, si interessava alle questioni più tecniche e ricercate del mestiere (vedi “Il clavicembalo ben temperato”). Ma la prima missione di un compositore è produrre emozioni attraverso i suoni. L’ingegnere del suono, può essere paragonato, come tu benissimo dici, ad un liutaio per la chitarra. O ancor meglio, per questo tipo di strumenti, se l’ingegnere fosse elettronico… Tuttavia, vedo questo corso come un approfondimento della composizione classica, che è la base inevitabile da conoscere. Ciao.

Arichivio