Da quanti intervalli è formato un accordo?

Spesso ci si chiede da quanti intervalli sia formato un accordo; pensiamo ad un accordo di settima di dominante: istintivamente diciamo che è formato da 3 intervalli di 3’ sopra la fondamentale: in particolare una 3’ maggiore, una 5’ giusta e una 7’ minore…ma ciò non è esatto! E’ giusto ma è una risposta parziale; non abbiamo considerato la disposizione degli intervalli tra le varie componenti dell’accordo.
Vediamo l’esempio:

A volte sono gli intervalli “interni – nascosti” quelli più significativi!
Per esempio in questo accordo l’intervallo caratteristico è la 5’ diminuita che si forma tra la terza e la settima dell’accordo.

Aumentando le componenti dell’accordo aumentano di conseguenza le componenti intervallari.
Vediamo un accordo di nona di dominante (nona minore).

Soprattutto chi ha studiato jazz senza avere conoscenze di contrappunto e armonia tonale è portato a considerare le settime, none, undicesime, etc, come note aggiuntive (“estensioni” nella terminologia jazzistica) che servono a dare “colore” ad un accordo specifico.
In realtà vediamo che in questo accordo ci sono ben 2 tritoni oltre a una settima minore e una nona minore.
E’ un accordo con una grande componente di tensione, l’aggiunta di una nona non solo aggiunge “colore” all’accordo, ma cambia anche il significato dei suoi vari componenti.
Nell’accordo di settima di dominante la nota SOL è una nota “neutra”, non ha aspetti tensivi; nell’accordo di nona di dominante la nota SOL fa parte di un tritono con la nota RE bemolle.
Non è più “neutra”, avrà probabilmente una tendenza risolutiva verso un LA bemolle, in concomitanza con in RE bemolle tende a risolvere sul DO.

Sono aspetti da tenere in considerazione soprattutto in fase di arrangiamento/orchestrazione; è giusto pensare che funzionalmente un accordo di 7’ o di 9’ di dominante sono identici, ma i loro componenti assumono significati diversi.
E’ sempre utile pensare contrappuntisticamente i collegamenti tra gli accordi.
Ci si avventura in un discorso complesso: si compone una successione di armonie o gli accordi nascono dall’incontrarsi di voci interdipendenti? L’ago della bilancia varia a seconda dello stile, del brano, etc…

Vale sempre il mio consiglio: comporre sempre pensando a un quintetto di strumenti diversi; così saranno subito evidenti le “voci” e le caratteristiche di ogni componente accordale.

Buona musica a tutti.
Stefano.



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2 commenti a “Da quanti intervalli è formato un accordo?”

  1. Tiberio dice:

    Quindi il “ragionare per linee melodiche” è sempre più significativo…
    Grazie Stefano.

  2. Stefano dice:

    Secondo me è molto più significativo!
    Ed è significativo anche considerare che ogni nota dell’accordo ha un suo “valore”, e quindi è importante decidere a chi affidarla: a una voce principale? A un accompagnamento con strumento solista? Lasciarla in sottofondo con un pad di tastiere? Affidarla a un basso ribattuto?.
    Tutto si può fare, certo; se noi non curiamo certi aspetti (vedi linee melodiche), questi aspetti saranno lasciati al caso….e il caso in musica spesso non aiuta…
    Magari in un prossimo articolo mi avventuro nei rivolti di questi accordi.
    Buona musica.
    Stefano.

Arichivio