AMAZING GRACE – didattica pianistica

BREVI CONSIDERAZIONI sui testi per avviare allo studio del pianoforte:
In commercio ci sono ottimi sussidi per avvicinare i piccoli allo studio del pianoforte, ognuno con una sua diversa impostazione e le sue diverse caratteristiche, è difficile però trovare un testo organico che affronti in poco tempo tutti gli aspetti della tecnica pianistica e che comprenda anche brevi brani semplici che possano piacere a un piccolo allievo. Capisco che ciò è una utopia ma mi sono reso conto che anche i più diffusi testi presentano lacune notevoli.
Io cerco quindi, oltre a consigliare un libro di riferimento, di integrare l’insegnamento con piccoli brani da me preparati che presentino caratteristiche tecniche particolari ma che possano anche avere un valore estetico (seppur modesto) e che possano essere apprezzati anche da chi non ha una sensibilità musicale molto sviluppata.

La difficoltà che ho trovato nella maggior parte dei libri di didattica pianistica è che costringono l’allievo a tenere la mano ferma per tutto il brano; vale a dire il 1′ dito della destra sul Do e il 5′ della sinistra sul Do, e ciò per un grande numero di brani, poi si passa alla “posizione di Sol”, con il 1′ dito della destra sul Sol e il 5′ della sinistra sul Sol.

Già non mi piace l’espressione: “Posizione di Do o di Sol”; NON esistono posizioni per le tonalità!

La diteggiatura dipende dalla comodità della mano o dal fraseggio!

Spostare la mano durante il brano permette all’allievo di essere sempre cosciente su dove si trovano le sue dita, permette anche di avere un movimento fluido del braccio, permette di alzarlo e di farlo cadere in modo naturale sulla tastiera, permette di spostare il peso da un dito a un altro, permette anche di allargare o stringere la mano, quindi non solo di tebere la “posizione delle 5 dita”.

Il brano che segue è uno spiritual: AMAZING GRACE, va suonato in tempo moderato curando molto bene la naturalezza del movimento, soprattutto della mano destra (la sinistra è più ferma).
Si può far studiare all’allievo anche solo la destra mentre l’insegnante accompagna con dei semplici accordi, così c’è subito un risultato, l’allievo si diverte e può concentrarsi su una sola mano.
Si può anche insegnargli a suonarla senza guardare la mano, così imparerà a effettuare questi piccoli spostamenti e a percepire i movimenti della mano.

Se desiderate il PDF dello spartito:
amazing_grace.pdf
Se volete ascoltare la trascrizione:
amazing_grace.mp3



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2 commenti a “AMAZING GRACE – didattica pianistica”

  1. Gabriele dice:

    Ciao Stefano, condivido le tue posizioni sui testi didattici di pianoforte in commercio che poco favoriscono lo sviluppo della percezione spaziale della tastiera. Si tratta infatti di un istinto indispensabile, così come la “propriocezione” è fondamentale per far si che tutte le volte portiamo il cucchiaio alla bocca senza la necessità di controllare prima dove sia posizionata sul volto. A discolpa degli innumerevoli tentativi pubblicati in questo settore, occorre riconoscere che i vari testi hanno obiettivi variegati, in modo più o meno dichiarato. C’è chi si preoccupa di insegnare il diteggio e l’agilità, chi di sviluppare il coordinamento tra le mani, chi di privilegiare lo sviluppo della sinistra, chi di incentivare il senso del ritmo… trascurando sicuramente molti altri aspetti fondamentali. Per esempio io sono sempre stupito di quanto poco spazio si riservi nei testi didattici al solfeggio, alla scrittura e lettura delle note. Un altro aspetto fastidioso, correlato al mancato sforzo di lettura, è il costante utilizzo della tonalità di Do con qualche concessione alla tonalità di Sol o di Fa. Bisognerebbe gridare al miracolo quando si trova più di una alterazione in armatura… Quando da piccolo venni messo di fronte ad una tastiera, dopo un anno di lavoro mi chiedevo a cosa servissero “i tasti neri”, e guardavo con ammirazione ed invidia le sorelle maggiori che avevano la possibilità di schiacciarne almeno un paio durante lo sviluppo di un pezzo! Forse converrebbe promuovere l’utilizzo di più testi, cogliendo il buono da ciascuno. O approfittare di insegnanti come te che scrivono esercizi ad hoc per le lacune.

  2. Stefano dice:

    La difficoltà più grande che trovo è insegnare la MUSICA, al di là delle combinazioni di dita-note-tempi-ritmi.
    Per fortuna non è il tuo caso ma mi sono capitate (più spesso di quanto tu possa immaginare) situazioni al limite del grottesco…
    Spesso capita (tu che sei appassionato di musica mi puoi capire!) che vengano i genitori, ti portano il bambino per fargli imparare il pianoforte e tu hai colloqui di questo tipo:
    Insegnante: “Ti piace la musica?”
    Bambino: “Boh…”
    Insegante: “Canti qualche volta?”
    Bambino: “No”
    Insegnante: “Ascolti la radio, le canzoni?”
    Bambino: “No”
    Insegnante: “Hai mai ascoltato musica per pianoforte?”
    Bambino: “Non mi ricordo…”
    Allora ti rivolgi al genitore e gli dici per lo meno di comprare qualche CD di musica classica, magari Mozart, qualcosa di jazz di qualità, delle cose di musica popolare, e loro ti guardano strano.
    Come possono pensare che io insegni musica se il bambino che ho davanti NON sente musica, non la sente con le orecchie e non ha sviluppato neppure una minima sensibilità musicale?!

    Riguardo al solfeggio e alla lettura delle note c’è chi prende la situazione di petto: subito pozzoli dalla prima lezione, chi invece rimanda più avanti: è chiaro che la lettura è fondamentale, però spesso mi capitano “pianisti di ritorno”; pianisti cioè che dopo aver studiato un paio d’anni pozzoli per il solfeggio e SOLO Beyer e Hanon per la tecnica hanno mollato tutto pur avendo un certo interesse e una certa predisposizione.
    Magari qualche melodia piacevole suonata un po’ meccanicamente non è una tragedia, io spesso faccio solfeggiare ai miei allievi le parti che devono suonare, a quelli più predisposti provo anche a fargliele cantare.
    Poi c’è il problema della tecnica, non puoi stare 3 mesi su un pezzo fino a quando le mani sono perfette, la melodia è precisa, legata, fraseggiata perfettamente, l’accompagnamento è dinamicamente corretto in rapporto alla melodia, etc…

    La faccenda è molto complicata: devi contemperare le aspettative del genitore, fare una lezione “gradevole” all’allievo impostare una corretta didattica pianistica…la coperta è spesso troppo corta.

    E i bambini DEVONO ascoltare MOLTA musica classica al posto di guardare la televisione: si comprano i concerti per piano e orchestra di Mozart e se ascolta 1 al giorno (20 minuti) per un anno, se non sbaglio sono una trentina, in un anno li ascolti tutti 12 volte: ciò è molto utile ….e PIACEVOLE e magari quando il bambino viene a lezione sa quello di cui si parla.

    Cosa ne dici Gabriele?
    Ciao. Stefano.

Arichivio