CRAZY RIVER – Michael Bublè

Michael Bublè: “Crazy River” – Reprise Record 2009 – Warner Music Group Company.

L’ho comprato dopo aver visto/sentito il video della traccia 5: “Haven’t met you yet”.
Questa canzone mi ha messo di buon umore, così d’impulso ho comprato l’album…

Impressioni

Come d’abitudine l’ho ascoltato tutto dalla prima traccia all’ultima.
Un ottimo lavoro; ben arrangiato, ben suonato, ben cantato, ben registrato.

Traccia per traccia

Parte con una serie di classici: “Cry me a river”, “All of me”, “Georgia on my mind”.
Pur restando nel solco dello swing/jazz tradizionale gli arrangiamenti sono freschi e piacevoli, Quincy Jones è l’arrangiatore di “All of me”, i suoi colleghi seppure meno famosi non sono da meno riguardo alla qualità del lavoro. Ho deciso di proposito di non riascoltare gli originali o le versioni storiche più conosciute, la prova di Bublè è più che convincente.
La traccia 4 “Crazy love” è un brano di Van Morrison cantato con dolcezza e convinzione con uno stupendo solo di chitarra di Michael Landau.
La traccia 5 “Haven’t met you yet” è firmata da Bublè con Alan Chang (superbo pianista) e Amy S. Foster.  Bellissimo il mixaggio con la chitarra in sottofondo, bellissima la linea melodica e l’inciso che porta al ritornello, bello l’accompagnamento semplicissimo ad accordi ribattuti al piano e bella la frase finale del ritornello in cui resta solo la voce. Dopo la seconda strofa c’è un solo di tromba , mi ricorda certe cose di George Martin tipo “Penny Lane” dei Beatles.
Sono brani da ascoltare più volte per apprezzarne la pregevole fattura e le sottigliezze dell’orchestrazione.
La traccia 7 “Hold on” è il 2′ brano composto da Michael Bublè: una ballata lenta che sebbene sia armonicamente semplice non dà l’impressione di già sentito o di scontato.
La traccia 8 “Heartache tonight” è uno strano incontro tra il rock della chitarra elettrica con i brass di una big band.
Con il brano “You’re nobody till somebody loves you” si torna agli anni ’50: una ballad con piano (ben suonato) e voce a cui si unisce la band nella seconda strofa, pregevole la tromba con sordina che dialoga con la voce e l’uso sapiente del ride nella parte ritmica.
La traccia 11 “At this moment” è un altro piccolo gioiello con Vinnie Colaiuta alla batteria e Nathan East al basso e una interpretazione molto intensa ma misurata di Bublè.
Il brano 13 “Whatever it takes” ha un sapore vagamente latino.
La traccia finale “Some kind of wonderful” è un altro classico di Gerald Goffin e Carol King che ci riporta agli anni ’60.

Conclusioni

Michael Bublè sa cantare, sa scegliere le canzoni, sa scegliere i collaboratori giusti e sceglie i migliori musicisti in circolazione (citiamo almeno Lenny Castro alle percussioni, per chi non lo sapesse gia percussionista con i Toto in brani storici quali “Africa”).
Un prodotto “di nicchia” che dal mio punto di vista tutti gli appassionati di musica dovrebbero apprezzare.
La voce è molto presente nel mixaggio senza sovrastare gli strumenti,  suona molto naturale e si ha modo di ascoltarne ogni singola inflessione sia nel grave che all’acuto, e non scompare nelle parti sussurrate, pur non avvertendo minimamente l’uso di compressori.
Un grande plauso va agli arrangiatori per la grande tavolozza sonora e timbrica utilizzata.



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